Quanto tempo ci soffermiamo a pensare all’immenso lavoro portato avanti ogni giorno dal personale medico e paramedico italiano? Oggi io voglio dire loro: grazie di cuore.

Ospedale

Torno a Roma da Milano per tre giorni un paio di settimane fa. Troppo poco tempo e, se mi fermo a pensarci, mi sembra sia passato già un mese da quel weekend. È venerdì e devo andare a fare una visita di controllo in ospedale. Mascherina ffp2, gel disinfettante nella borsa e parto. È una bella giornata di sole, la passerei volentieri altrove. Varco la porta d’ingresso e cerco di capire dove andare. Seguo i colori dipinti sui muri che contraddistinguono i diversi percorsi e finalmente arrivo a destinazione. Ho appuntamento alle 9.30 ma la signora delle 8.50 che ha una visita con la mia stessa dottoressa è ancora in attesa. Aspetto pazientemente il mio turno passeggiando per il corridoio. Passano di continuo medici e infermieri di corsa, portantini, pazienti nei loro letti con le rotelle, spinti da giovani uomini. Uno di questi ragazzi dirige un letto verso l’ascensore lamentandosi delle curve rosse sul pavimento dedicate ai non vedenti. Gli fanno perdere il controllo del letto, spiega a un collega.

Personale medico e paramedico

Ecco, è il mio turno. Venti minuti e sono già fuori. Aspetto il giustificativo per il lavoro e la cartellina con i risultati. Mentre attendo, passa un tipo sulla quarantina con la mascherina abbassata. Dentro l’ospedale. Nel reparto. In piena emergenza covid. Una dottoressa lo vede e lo esorta ad alzarla. Lui, con estrema strafottenza prosegue per la sua strada facendo finta di non sentirla. Lei, pazientemente, dopo chissà quante ore di lavoro intense, straordinari, doppi turni, lo raggiunge. Il tizio, italianissimo, nuovamente ammonito, decide di alzarsi la mascherina fin sotto le narici.

Diciamo insieme grazie

Mi chiamano per ritirare la mia cartellina. Gli specializzandi corrono da una parte all’altra, sembrano un po’ spaesati ma forse hanno solo mille cose a cui pensare. Alla reception, la ragazza che mi lascia i documenti ha l’aria stanca, occhiaie scavate che neanche il trucco riesce a nascondere. Esco dall’ospedale in fretta per tornare a casa e cominciare la mia giornata di smart working. Il mio passo svelto non mi impedisce però di ammirare nel cortile un meraviglioso murales firmato Alicè. Mi documento e scopro che si tratta di Alice Pasquini, street artist, illustratrice e scenografa romana, che ha aderito al progetto Diciamo insieme grazie. Un’iniziativa promossa dalla Regione Lazio che ha coinvolto artisti di tutta Italia chiedendo loro di interpretare un ringraziamento al personale sanitario impegnato nella dura lotta contro il covid-19.

Quante volte ci soffermiamo a pensare al fantastico lavoro svolto dai nostri medici e paramedici? Quante più volte invece critichiamo qualunque aspetto della nostra sanità? Oggi, io mi sento di unirmi al coro dei ringraziamenti verso tutti quegli operatori che in questi mesi hanno contrastato in prima linea, non senza paura, la diffusione del virus. Allora, grazie di cuore!

street artist alice pasquini

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Testo e foto: Giulia Di Giovanni

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